venerdì, 16 novembre 2018
Post show

Evolution, poco più che un’operazione mediatica

Il primo evento tutto al femminile della storia della WWE ha intrattenuto in maniera più che decente, sebbene non sia esente da titubanze e scivoloni

Diciamoci la verità: le aspettative della vigilia per Evolution non erano stratosferiche. Sia chiaro, non per demerito delle wrestler coinvolte, protagoniste a 360° dello show dato il tema completamente in rosa per la prima volta nella storia della WWE, che ce l’hanno messa tutta e hanno intrattenuto nella gran parte degli incontri anche piuttosto bene, quanto perchè l’evento di per sé e il proprio background hanno seguito perfettamente il trend degli eventi WWE dell’ultimo anno circa: ossia è stato incapace di creare hype.

Siamo onesti, fatta forse eccezione per il match per il titolo di SmackDown, quanta curiosità realmente albergava in ciascuno di voi riguardo l’esito del match che ha visto coinvolte Trish e Lita (ovviamente a loro favore contro Alicia Fox e Mickie James), una volta superata la moderata euforia per il loro ritorno? Quanto ci si sentiva spinti alla visione della Battle Royal con un’abnorme accozzaglia di ex lottatrici? (Esattamente come avviene per una qualsiasi Andre The Giant Memorial Battle Royal, onde evitare fraintendimenti sulla divisione femminile snobbata dal fan medio).

Ebbene, Evolution è stata ciò che francamente bisogna ammettere che dovesse essere: una manovra mediatica studiata per far sì che i giornali ne parlassero il giorno dopo, per finire sui siti sportivi americani pregni di elogi a spron battuto a merito di una fantomatica campagna in promozione del girl power. In fondo c’è anche da ammettere che l’evento in sé è stato anche più godibile di molti pari ad accezione solo maschile, sebbene probabilmente la durata di ben tre ore e mezza paia un tantino eccessiva contando che molti tra gli incontri proposti non abbiano propriamente superato il livello di una comune esibizione all’interno di una puntata settimanale, su tutti il tre contro tre tra la Riott Squad e il trio composto da Sasha Banks, Bailey e Natalya.

Quasi tutti positivi tuttavia i match titolati: se a rubare la scena è stato l’incontro tra Toni Storm e Io Shirai, finale del Mae Young Classic vinta dalla prima, anche Charlotte vs Becky Lynch non ha disatteso: l’irlandese si è confermata campionessa al termine di un Last Woman Standing perfetto nello storytelling e interpretato magistralmente da entrambe; l’incontro ha dato esattamente l’idea dell’acredine portata avanti all’interno della rivalità e la Lass kicker si conferma a proprio agio nel ruolo portato avanti negli ultimi mesi. Senza infamia e senza lode il main event, già capace di far storcere il naso per mezzo della frustrante presenza delle Bellas, e probabilmente viziato dal ruolo alla Hulk Hogan/John Cena a cui va sempre più incontro Ronda Rousey, che subisce ripetutamente per poi sfangare nel finale con la più classica delle finisher sollevando entrambe le avversarie alla volta. Nulla da dire nei confronti di Ronda, ma il rischio che il suo regno diventi stantio e fine a sé stesso è alto.

Mirko Favale
Redattore delle rubriche "The Wrestling Bar" e "Controversy Creates Cash", reporter e conduttore di Ring The Bell e WITalk per WrestlingItalia.it

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