domenica, 16 dicembre 2018
Post show

Smackdown Live, che facciamo? Va beh, balliamo!

Ancora più di due settimane a Money in the Bank, con posti da assegnare per il ladder match e rivalità che proseguono.

C’è stato un momento, come sottolineavo la scorsa settimana, in cui seguire Smackdown Live era un piacere tutte le settimane, per via della qualità del lottato e perché le storyline riuscivano ad essere semplici ed appassionanti. Oggi, invece? Storie pallose e match che non sempre sono all’altezza dei protagonisti in campo. Il calo di qualità è sotto gli occhi di tutti, ma a nessuno sembra importare. Forse perché, alla fin della fiera, comunque noialtri si torna sempre a sintonizzarci sulla WWE.

Considerata la situazione, bisogna riconoscere che un cattivo come Samoa Joe serviva a SDL come il pane. Ho gradito il suo promo iniziale; non sarà stato un capolavoro, ma l’intensità che il samoano impiega nel recitare la parte del distruttore crudele che non teme niente e nessuno ce l’hanno davvero in pochi. Nel main event, poi, la vittoria del triple threat match -il previsto incontro con Daniel Bryan è stato poi modificato inserendo Big Cass, “guarito” dall’infortunio alla gamba, nella contesa- gli ha dato un posto nel Money in the Bank Ladder Match, che a questo punto lo vede tra i favoriti. Ma valigetta o meno, è facile attendersi un utilizzo costante nel main eventing di SDL per il samoano. Non possiamo certo esserne dispiaciuti.

Purtroppo, per un atleta che viene impiegato come si deve, per contraltare ce ne sono sempre tre o quattro che non vengono sfruttati come dovrebbero. È quello che ho pensato non appena ho visto Tye Dillinger contro Shinsuke Nakamura, match vinto dal giapponese che però ha evidenziato una volta di più quanto The Perfect Ten sia sprecato nel suo ruolo ai margini. Tecnicamente, il canadese è uno dei talenti più puri che siano mai approdati negli show principali da NXT.

Ad accrescere ulteriormente il malessere di vedere preziosi minuti di show sprecati arriva anche la sfida di ballo tra Lana e Naomi, che finisce in rissa coinvolgendo anche i rispettivi accompagnatori, ovvero Rusev, Aiden English e gli Usos. In questo, posso riallacciarmi per un attimo al discorso fatto da Giovanni Di Rosa sulla scelta di proporre determinati segmenti durante gli show. Modi stupidi, stucchevoli e arretrati di portare avanti delle rivalità. Di certe scemenze primi anni ’90 anche in WWE fanno fatica a liberarsi.

La nota più lieta della serata a mio avviso è stata il six men tag team match che ha visto protagonisti The Miz, Sheamus e Cesaro contro il New Day, vinto dai profeti della positività. Incontro intenso, vivace, con molti capovolgimenti di fronte. Almeno quei minuti sono volati via subito.

Purtroppo non posso dire altrettanto dell’incontro tra Asuka e Mandy Rose. Anche se l’aggressione di Sonya DeVille ai danni della giapponese prima del match ha dato quel tono di incertezza in più…no dai scherzavo, chi ci ha mai creduto che Rose potesse battere Asuka, pur con l’aiutino?

Così come pochi pensavano che in questa puntata sarebbe successo qualcosa di eclatante: purtroppo, non sono stati smentiti. Alla prossima ragazzi miei, #QueVivaWIT!

PS In tutto questo, dello US Champion Jeff Hardy neanche l’ombra. Pensavo che il brutto vizio di mettere nel dimenticatoio i titoli secondari, almeno quello, fosse ormai passato di moda.

Adriano Atzori
Nato e vissuto in Sardegna. Da piccolo non mi piacevano Hulk Hogan e la minestra. Tuttora, quando la mangio, collego sempre le due cose. Mi piacciono la ECW e i wrestler sprezzanti del pericolo, come quelli che parlano male di Triple H se non son pushati abbastanza. Vorrei vedere Yoshihiko in WWE.

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