mercoledì, 23 gennaio 2019
Post show

Greatest Royal Rumble, quando il marketing incontra il wrestling

L'evento svolto in Arabia Saudita si è concluso da poche ore, e ci sentiamo di dire che per quanto non sia stato un show da buttare, non ha rispettato di certo le aspettative.

WrestleMania 34 è passata da poco meno di tre settimane, e nonostante ciò la WWE ha voluto riproporci una seconda edizione, almeno sulla carta, dello “Show of Shows”, grazie a una neonata partnership con l’Arabia Saudita, che ha portato con sé come prima pietra Greatest Royal Rumble.

Il collocamento dell’evento nel calendario WWE risulta sicuramente scomodo, essendo appunto poco dopo WrestleMania e subito prima di Backlash, primo – ormai secondo, se contiamo anche questo – pay-per-view che torna a vedere le Superstar di Raw e Smackdown Live combattere nella stessa serata. Abbiamo già espresso i nostri dubbi sulla creazione di questo evento, che a causa della sua collocazione e del movimento monetario che c’è dietro è arrivato a incidere sull’ultima edizione di WrestleMania, ma nonostante ciò lo show trasmesso dall’Arabia Saudita non è stato completamente da buttare.

Il punto più alto dello show è stato raggiunto dal Ladder Match per il titolo Intercontinentale, che ha visto un’ottima performance da tutti e quattro i partecipanti: Seth Rollins ha mantenuto il titolo alla sua vita, staccandolo a pochissimi centimetri da un Finn Bàlor in pieno shock, e che sicuramente andrà a sfidarlo subito dopo Backlash, dove il campione affronterà The Miz.

Niente match titolato per Samoa Joe: dopo aver perso il Ladder Match, ha dovuto assistere all’ennesimo, fallito, tentativo di conquista del titolo Universale da parte di Roman Reigns. Il terzo incontro con Brock Lesnar, conteso in una gabbia d’acciaio, ha lasciato molto meno spazio d’azione ai due, che in appena dieci minuti si sono riempiti a vicenda di F-5, Spear e Superman Punch: un’accozzaglia di finisher che ha portato alla Spear finale di Reigns, che sfonda la gabbia e fa toccare a Lesnar il pavimento per primo, che contro ogni previsione e ogni voce di corridoio rimane ancora campione.

Un terzo match è previsto anche per AJ Styles e Shinsuke Nakamura: in quel di Jeddah i due hanno dato spettacolo, regalando al pubblico un incontro qualitativamente migliore rispetto alla prima contesa, ma senza un vincitore definitivo. Dopo un low blow del “King of Strong Style” alle spalle dell’arbitro, il campione WWE ha deciso di tenere l’avversario fuori dal ring per un conto di 10, dichiarando un pareggio, per poi aggredirlo con una sedia d’acciaio, e spedendolo dietro le quinte con un Phenomenal Forearm. I due si affronteranno nuovamente a Backlash, tra soli 9 giorni: non c’è due senza tre, ma riuscirà Nakamura a compiere il suo destino?

Di sicuro “Woken” Matt Hardy è riuscito in tale impresa: la sua Expedition of Gold ha portato alla vittoria dei titoli di coppia di Raw insieme a Bray Wyatt, grazie a una vittoria sugli ultimi acquisti di Smackdown Live, Sheamus e Cesaro. Di tutt’altro avviso sono invece gli Usos, che ancora una volta hanno subito una bruciante – nonché rapida – sconfitta da parte dei Bludgeon Brothers. La stessa sorte è toccata a Rusev, che nonostante abbia messo su una discreta prestazione nel Casket Match contro The Undertaker, non ha potuto far altro che soccombere al “Deadman”.

In apertura abbiamo assistito al match tra John Cena e Triple H, che non si ritrovavano sul ring uno contro l’altro da più di otto anni: i due sono da sempre sinonimo di garanzia, e sono perfettamente riusciti nell’intento di scaldare il pubblico di Jeddah offrendo una grande prestazione, culminata con una vittoria del leader della Cenation, che ne approfitta per ringraziare il pubblico. Un bel momento per Cena, che sta passando un brutto periodo della sua vita.

Di tutt’altro avviso è il vincitore del Greatest Royal Rumble Match: uno slang inglese per indicare un livello di felicità sopra le stelle è “over the top”, che ci azzecca perfettamente col contesto. Entrato con il numero 41, Braun Strowman è riuscito a trionfare nella contesa a 50 uomini, eliminando per ultimo Big Cass, entrato con il numero 49. Prima di uscire di scena, il colosso del New Jersey ha eliminato a sua volta Daniel Bryan, uno con cui ha avuto parecchio a che fare nelle ultime settimane.

Il match ha proposto, come ci si poteva immaginare, un’accozzaglia di talenti molto poco rilevanti, tra cui svariati tag team in secondo piano, ed apparizioni piuttosto anonime – salvo quella di Roderick Strong, visto anche a 205 Live – da NXT, come quelle di Tucker Knight, membro degli Heavy Machinery, Dan Matha e Babatunde, due lottatori che ancora si stanno facendo le ossa negli house show del brand giallo, e Hiroki Sumi, un lottatore di sumo giapponese che ha fatto il suo debutto in WWE in quel di Jeddah. Da segnalare la caduta di Titus O’Neil – divenuto in poco tempo il nuovo Shockmaster – e le performance di Bryan ed Elias, i due lottatori che sono durati più a lungo di tutti nell’incontro.

Nel complesso Greatest Royal Rumble non è stato un evento da buttare, ma i motivi della sua creazione, l’inserimento nel calendario e la scontatezza di tanti, troppi incontri, a favore della continuità delle storylines hanno contribuito alla realizzazione di un evento godibile, ma null’altro.

Matteo Galeazzi
Be like no one.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi