domenica, 16 dicembre 2018
Post show

A Raw le cose procedono senza grosse sorprese

A un mese da WrestleMania la card di Raw inizia a prendere forma, ma lo sta facendo nel modo giusto?

La Road to WrestleMania 2018 sembra andare avanti con una certezza: guai ad aspettarsi particolari colpi di scena, pena il rischio di una grossa delusione. Attenzione, ciò non vuol dire che si tratti a prescindere di una cattiva Road to WrestleMania o che assisteremo a un cattivo evento, ma che semplicemente la scelta della compagnia pare che sia quella di far vertere la strada che ci accompagna all’evento più importante dell’anno non tanto sul momento che lasci a bocca aperta quanto sulla semplicità e linearità delle storyline che stanno conducendo allo show. Ne è testimonianza l’attuale situazione di Smackdown Live, quanto quella di Raw. Lo show rosso continua infatti a non sbottonarsi più del dovuto, a non dare parvenza di scenari da capogiro o storyline al limite dell’epico, ma a portare avanti delle trame apparentemente pulite, non da far gridare al miracolo, ma che si lascino seguire senza particolari affanni.

Proprio questo sembra essere il leimotiv della puntata di Raw della notte scorsa: un buon numero di match annunciati ufficialmente per WrestleMania, tutti già ampiamente preventivati, tutti che potrebbero mettere in scena uno spettacolo interessante, ma costruiti a fari spenti, senza una particolare cura dell’hype. Hype percepibile quando sul ring ci sono Ronda Rousey, Kurt Angle, Stephanie McMahon e Triple H sebbene l’incontro a coppie miste tra i primi e i secondi sia stato indetto praticamente in una manciata di minuti complessivi tra Elimination Chamber e i Raw successivi, con poche ma efficaci parole, disseminate nei tuttavia spesso imbarazzanti segmenti che li vede protagonisti. Il paradosso è rappresentato dal fatto che spesso a sembrare impacciati siano i veterani al cospetto di una “Rowdy” Ronda che invece, complice quel suo naturale sguardo minatorio, tra le corde col microfono a cantar minacce pare trovarcisi a meraviglia.

Hype che la WWE vuole costruire a fari spenti anche attorno a Brock Lesnar e Roman Reigns: vale la pena tra l’altro spendere due parole su quest’ultimo: piaccia o no, che mal digeriate la sua presenza per il quarto anno di fila nel main event del Grandaddy of them all o meno, bisogna ammettere a fronte di un parere oggettivo, che l’ex Shield ha trovato finalmente una certa confidenza al microfono che pareva mancare storicamente, e i promo delle ultime due settimane, per quanto beceramente atti ad aggraziarsi una certa fetta di pubblico più abbindolabile, hanno toccato i giusti temi e sono stati realizzati come mai gli si era visto fare. A condire il tutto questa settimana c’è stato Paul Heyman, che ha annunciato la presenza (stavolta reale), di Lesnar per la prossima settimana. La faida tra i due è un altro esempio di gestione a piccole dosi: prendendo ciecamente l’assenza della bestia della scorsa puntata come work, sorge dunque da chiedersi se il centellinare i confronti tra i contendenti possa rivelarsi come una manovra vincente.
A voler pensar male, a dirla tutta, più che scelta ponderata, la situazione stagnante parrebbe essere invece proprio “pigrizia” creativa: e ne è esempio anche il match, annunciato anch’esso nella notte scorsa per WrestleMania, per il titolo Intercontinentale tra The Miz, Seth Rollins e Finn Balor: incontro che pare seguire le orme, per quanto riguarda il cammino che ci porterà ad esso, di quello che a Smackdown vedrà in palio il titolo degli Stati Uniti. Dunque anche in questo caso poci sussulti, poche spiegazioni, ma hype che viene “lasciato crearsi” da solo per mezzo dei nomi coinvolti.

Poco altro da segnalare all’interno della puntata se non il solito Strowman che distrugge ciò che gli si para davanti al termine di un comunque piacevole Falls Count Anywhere match contro Elias che ha visto il coinvolgimento di alcuni strumenti musicali, la vittoria di Sheamus e Cesaro contro i Revival, le prime ravvisaglie tra Bayley e Sasha con la prima che ha rifiutato senza complimenti l’aiuto della seconda, la sfida lanciata da Woken Matt Hardy verso Bray Wyatt al famigerato Hardy’s Compound (scenario visto finora solo in TNA, che quindi crea un minimo di curiosità nella sua resa made in WWE), e la vittoria di John Cena su Goldust, a seguito di un promo la cui unica utilità è stata, al pari di quello della scorsa settimana, quella di pubblicizzare Smackdown che ha bisogno di markette come questa a causa del netto calo di ascolti televisivi degli ultimi tempi.
Meglio non fasciarsi la testa prima di rompersela, in fondo la prossima settimana la presenza di Brock Lesnar potrebbe far entrare nel vivo questa strada verso lo show più importante dell’anno. Una cosa però è certa, per quest’anno dimenchiamoci le classiche puntata di Raw pre-WrestleMania scoppiettanti e ricche di avvenimenti. Del resto, più di qualcuno potrebbe per la verità apprezzare il fatto che si cerchi di favorire la logica della trama a discapito del sensazionalismo.

Ai posteri dunque l’ardua sentenza: meglio una Road to WrestleMania tempestata di Part Timer, colpi di scena e ritorni ad ogni puntata, ma con dei buchi, o una Road to WrestleMania che garantisca del buon lottato ma che non spinge quasi mai sull’acceleratore?

Mirko Favale
Redattore delle rubriche "The Wrestling Bar" e "Controversy Creates Cash", reporter e conduttore di Ring The Bell e WITalk per WrestlingItalia.it

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