domenica, febbraio 25, 2018
Post show

Raw ha raggiunto il massimo risultato col minimo sforzo

Siamo in una fase profondamente interlocutoria: sì, all’interno della Road to WrestleMania, ma non nel pieno di essa, bensì quasi alla vigilia di Elimination Chamber, ultimo PPV primo dello show dell’anno, almeno per quanto riguarda RAW. Ciò significa che le responsabilità, almeno per chi ha il compito di portare in scena la trasmissione o quantomeno scriverla, sono molteplici, così come le rogne. Storicamente, negli ultimi anni il periodo a cavallo tra Gennaio e Febbraio è stato assai enigmatico, e del resto come biasimare i diretti interessati: siamo nell’era in cui è il web a farla da padrone, in cui ogni informazione naviga alla velocità della luce nonappena viene anche solo pensata; logico dunque che per uno show a cadenza settimanale costretto a gestire un periodo relativamente lungo come quello che va dalla Royal Rumble all’8 Aprile, giorno dello Showcase of Immortals, altro non resta che sì, spargere i semi per quelle che saranno le faide di punta, ma senza sbottonarsi, senza tuffarcisi con tutte le scarpe. Il problema è che all’orizzonte non è dato adocchiare nemmeno la punta di esse.

Già, perchè ciò che pare evidente guardando Raw nelle ultime settimane è l’assenza quasi totale di faide definite, di storyline avviate, di trame in via di sviluppo. Giusto così? Dipende.
In parte senz’altro, dato che l’idea sarebbe quella di far culminare le rivalità allo show dell’anno, teatro dell’atto finale di quasi tutte le diatribe che si vanno a creare nel corso dei primi mesi dell’anno, in parte no, dal momento che i segmenti parlati che ci giungono durante le puntata delle ultime settimane sono spesso inutili, fini a sè stessi, funzionali solo alla puntata stessa per poi esaurirsi.

E’ stato il caso del promo iniziale di John Cena e The Miz, o di quello che ha visto protagonisti Braun Strowman e Elias: si fa davvero fatica a capire quale sia la natura stessa dei suddetti segmenti, tuttavia non tutti i mali vengono per nuocere. Bisogna infatti dare onore al merito, e nell’analizzare la puntata dello show rosso della scorsa notte ammettere che, con i propri difetti, ha saputo intrattenere in maniera più che decente.

Tornando al tema iniziale, sono tre settimane che i lottatori protagonisti altro non sembrano che anime vaganti, wrestler che si affrontano senza apparenti rancori, senza essere intrecciati da alcuna trama, che è base portante della disciplina che seguiamo con tanto ardore. Ma almeno nel caso di ciò a cui abbiamo assistito la notte scorsa il caos parrebbe trovare una propria logica, data come detto precedentemente all’incombere della fase appena precedente a WrestleMania e che lascia spazio in ogni caso alla presenza di un buon wrestling.

Potremmo trovare infatti mille difetti, ma per un’analisi quanto più oggettiva possibile dell’episodio l’approccio migliore è quello di assistervi senza arrovellarcisi troppo, prendendolo per ciò che è: una puntata di intermezzo, ma con degli incontri divertenti e molto interessanti. Esempio lampante è il match che ha succeduto il promo di cui si parlava prima, tra Cena e Miz, così come di quello tra Sasha Banks e Bayley (che chissà, potrebbe comunque lasciarci a sua volta qualcosa di interessante per ‘Mania, in caso di turn di una delle due), fino ad arrivare all’incontro tra Roman Reigns e Sheamus, che ha fatto il suo sporco compito di incontro da show settimanale senza annoiare e al bel main event andato in scena: Matt Hardy, Bray Wyatt, Apollo Crews, Finn Balor e Seth Rollins hanno dato vita a una contesa piacevole e che lascia un minimo di curiosità per la prossima settimana, con gli ultimi due che a causa dello schienamento effettuato in contemporanea giocheranno sicuramente tra loro la possibilità di poter entrare nell’Elimination Chamber Match.

Proprio parlando dell’Architect, è interessante osservare tutto ciò che lo ha coinvolto, dal promo con Kurt Angle al main event, di cui è stato il principale protagonista. Gli infortuni prima di Dean Ambrose poi di Jason Jordan hanno sprovvisto Rollins di una dimensione vera e i suoi piani per WrestleMania, sicuramente in corso d’opera, mettono una certa curiosità: in coppia o in singolo, l’ex Shield merita comunque un posto d’onore nel Grandaddy of them all, vedremo quale sarà, così come vedremo quale sarà la collocazione di Strowman: sì di poca utilità il suo “concertino” con Elias, ma divertentissimo vederlo suonare un violoncello, più incline alle sue dimensioni rispetto a una chitarra, e scaturisce sempre reazione entusiastica del pubblico vedergli distruggere qualsiasi cosa.

Insomma alla WWE và senz’altro riconosciuto il merito di riuscire a creare almeno un minimo hype praticamente attorno al nulla, e sempre attorno a questo nulla di farci girare sensatamente intere puntate da tre ore ciascuna. Testimone di ciò è la card di Elimination Chamber, più che valida almeno nelle aspettative, con l‘Elimination Chamber Match maschile dall’esito quasi scontato ma che promette bene dal punto di vista dello spettacolo, in maniera esattamente opposta a quella femminile, con un match tra Nia Jax e Asuka che potrebbe inserire l’Irresistible Force nel match per il titolo femminile di WrestleMania (senza alcuna spiegazione alla cosa), ma soprattutto, con la presenza già annunciata in pompa magna di Ronda Rousey.

Mirko Favale
Redattore delle rubriche "The Wrestling Bar" e "Controversy Creates Cash", reporter e conduttore di Ring The Bell e WITalk per WrestlingItalia.it

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