giovedì, 18 ottobre 2018
Approfondimento

Elimination Chamber delle donne: giusto o sbagliato?

Survivor Series 2002: Victoria affronta Trish Stratus per il Titolo Femminile in un Hardcore Match. L’incontro, piuttosto gradevole, vide l’utilizzo di assi da stiro al posto dei tradizionali tavoli e scope in legno al posto delle Singapore Cane.
Fu il primo hardcore match in PPV tra due donne in WWE (a Raw c’erano già stati, il primo in assoluto fu nel 1999 tra Tori e Ivory) e, già ai tempi, si parlò di una rivoluzione per il settore femminile.

Quel match non fu il Main Event della serata, dato che l’incontro principale fu riservato alla prima Elimination Chamber della storia. A quei tempi si centellinavano molto le tipologie particolari di match, sia per preservare gli atleti (in quel periodo erano ancora possibili colpi con oggetti in testa, sanguinamenti, etc…) sia per preservare l’importanza della tipologia di match stesso, che appariva come una soluzione finale estrema ai vari svolgimenti delle storylines.

Dal 2002 ad oggi, cioè in 18 anni, ci sono state ben 20 Elimination Chamber, di cui 15 negli ultimi 10 anni. È stata fatta con in palio il titolo massimo, quello ECW, per decretare il primo sfidante al titoli e perfino a coppie.
Un utilizzo eccessivo di una tipologia di incontro che, da evento esclusivo, ha guadagnato un proprio Pay-per-View, diventando uno standard in WWE.

Standard che, per adattarsi alla nuova Divas Revolution, quest’anno avrà per la prima volta nella storia una edizione femminile.
Non troppo lontani quindi dai periodi in cui le donne si picchiavano con oggetti da casalinga, 6 Divas si dovranno affrontare nella malefica struttura in acciaio rimanendo nel rating TV-PG ma non diventando una accozzaglia di donne che scimmiottano le loro controparti maschili.

Una linea di confine troppo sottile, che poteva aspettare, visto che nell’ultimo anno abbiamo già avuto delle rivoluzioni dal punto di vista di tipologie di match che sono diventate anche femminili (Hell in a Cell o Royal Rumble, per esempio), perché ciò rischia di vanificare l’evoluzione del settore femminile, accelerandone troppo i tempi.

Già alla Rumble abbiamo visto la difficoltà di trovare 30 atlete, costringendo la Federazione a coinvolgere 10 Divas non più attive, le quali non avevano nessuna possibilità di vincere il match. Meglio sarebbe stato attendere un aumento di atlete nei vari rosters, o fare una versione a 20. Invece, nella volontà di non fare distinzioni tra Wrestlers e Divas, è stata “forzata la mano”, realizzando un match gradevole ma dalle visibili differenze con la versione maschile.

È inoppugnabile dire che il wrestling femminile sta facendo passi da gigante rispetto a 10 anni fa, quando le Divas erano solo belle e seminude. Ma per non vanificare questo esponenziale miglioramento, bisognerebbe muoversi con più cautela. Visto che ad oggi le carte principali per Wrestlemania sono già state scoperte (con l’inserimento di Rounda Rousey), trovo abbastanza inutile organizzare una Elimination Chamber femminile, che non apporta nulla in più ne alla qualità del prodotto ne alla Divas Revolution, in quanto si inserisce troppo a ridosso di un altra grande rivoluzione come è stata la Royal Rumble femminile.

Sono convinto che, nel giro di pochi anni, la Divisione Femminile acquisterà sempre più valore e, sarà proprietaria di un proprio show, come 205 o NXT.
Ad oggi, però, bisogna continuare a muoversi lentamente e con cognizione di causa, per non trasformare questa Rivoluzione in una Involuzione.

Andrea "Pipo" Piccioli
Appassionato di wrestling da sempre, appassionato di storia da sempre. Ho unito le due cose e sono diventato un appassionato di "storia di wrestling"! Adoro la disciplina in ogni sua forma, dalle piccole federazioni amatoriali ultraviolente alle grandi major multimilionarie. Mi piace molto anche la cucina e la musica, ma c'entra poco...

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