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Good Morning WIT #100 – UnderTaker – Reigns, un successo inaspettato

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Ci aspettavamo tutti davvero poco da questa edizione di Wrestlemania che, tra part-timer, infortuni e faide un po’ improvvisate, partiva con delle aspettative della viglia veramente basse. Alla fine però anche i più scettici hanno dovuto ammettere di essersi lasciati coinvolgere da una serie di match in grado di ribaltare i pronostici e di mettere in piedi uno spettacolo assolutamente godevole nel complesso e, a tratti, di grande livello. E indubbiamente il momento topico è stato quello del ritiro di Undertaker.

Potremmo stare qui a discutere per pagine e pagine sulla scelta di proporre Roman Reigns come “carnefice” del Deadman e di come questo abbia fatto arrabbiare un sacco di persone, ma sarebbe francamente tempo sprecato. La WWE ha dimostrato ancora una volta, se per caso ce ne fosse bisogno, di voler puntare fortissimo sul samoano, concedendogli uno spot unico, che probabilmente ne segnerà per sempre la carriera.

Per quanto la vittoria del samoano possa far rabbia, anche perché si tratta del suo terzo main eventi di Wrestlemania di fila, non si può certo negare che lo spettacolo offerto sia stato entusiasmante. Sebbene l’incontro fosse stato costruito su una premessa abbastanza debole, vale a dire l’eliminazione di Undertaker nella Royal Rumble, la storia raccontata in quella mezzoretta scarsa è stata meravigliosa. Da una parte la leggenda che tanti incontri ha vinto in passato a Wrestlemania, e dall’altra il nuovo che avanza, inplacabaile e inarrestabile.

I minuti finali sono stati poi, modestissimo parere, di una qualità sopraffina: Undertaker che incassa di tutto, che si rifiuta di perdere e che si rialza come tante altre volte lo abbiamo visto fare. Ma non questa volta, la reazione è sterile e il Becchino si accascia su stesso, con gli anni che mai come in quel momento pesavano come un macigno. Dall’altra parte Reigns che lo fissa con sprezzo, con uno sguardo che sembra dire “Ma guardati, come ti sei ridotto”, e di lì a poco lo finisce per il conto di 3. La “festa” del samoano (evidentemente commosso, tanto che dal labbiale si legge palesemente “I’m so sorry”) dura poco, e il segmento finale di Wrestlemania è tutto per Undertaker e il suo congedo dal mondo del wrestling dopo quasi 27 anni di onorata carriera.

E allora per qualche minuto mettiamo tutti da parte le nostre simpatie e antipatie, smettiamo di fare gli smart e ci lasciamo andare alle emozioni. Perché sì, se lo scopo del Main Event di Wrestlemania è quello di emozionare, allora questo Main Event va indubbiamente a inserirsi negli annali, che ci piaccia o meno.

  • DeanAyane

    Anch’io ho vissuto in questa maniera il match…