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Good Morning WIT #98 – Goldberg e la nostalgia canaglia

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Sapevamo che sarebbe successo, in pochi speravano in Kevin Owens, ancora meno reclamavano l’interferenza di Brock Lesnar, ma alla fine la sentenza è arrivata inequivocabile: Goldberg è il nuovo Universal Champion.

“E’ morto il wrestling.”

“Il punto più basso mai toccato negli ultimi anni.”

Owens dovrebbe tornare in ROH.”

Le frasi che probabilmente starete leggendo più spesso in questi giorni. Condivisibili ovviamente, ma che devono comunque scontrarsi con la realtà dello Sports Entertaiment. Si è già detto e scritto tanto a riguardo, quindi non mi dilungherò ulteriormente, ricordando solo come Goldberg vs Brock Lesnar sia il match che il pubblico che potremmo definire più occasionale vuole, e sicuramente il match con più hype e appeal da un punto di vista meramente commerciale. Perché sarebbe sbagliato nel 2017 non tenere conto della grossa E dell’Entertaiment, soprattutto quando si parla di Wrestlemania.

E a tal riguardo la strategia della WWE appare limpida: puntare su grandi nomi in grado di staccare quanti più abbonamenti possibile. Strategia sicuramente vincente nell’immediato, ma che rischia di non lasciare un’eredità solida per il futuro, soprattutto se quelli che dovrebbero essere gli atleti top del presente vengono brutalmente squashati in pochi secondi dal cinquantenne di turno. Discorso a parte merita Roman Reigns, l’unico che potrebbe trarre enorme vantaggio dalla sua faida con Undertaker, ma di questo parleremo magari in un altro pezzo.

Goldberg è dunque la vittoria della nostalgia, ma non di un sentimento dolce che ci fa ricordare qualcosa di bello e ormai perduto, ma di quella più ingannevole e infima, quella che qualcuno definirebbe, in un aborto di grammatica, “nostalgimagia“. E’ la stessa nostalgia che ci spinge a esaltare il passato a sfavore del presente, che ci fa credere, pensare, che prima si stava sempre meglio e che è adesso è uno schifo. Perché Goldberg è sempre stato questo anche negli anni in cui era al top fisicamente, tanto da essere definitivo da alcuni colleghi come un “palo della luce” nel ring. E vedere Goldberg che non riesce a stare più 90 secondi in un ring e Undertaker con la lingua di fuori che si trascina come un cadavere è la punizione.

Resta la consapevolezza che questa tendenza non è nata adesso, perché anche nel 2002 abbiamo dovuto sorbirci Hulk Hogan che sconfigge Triple H perché in molti si erano ricordati che 10-15 anni prima c’era stata la Hulkamania e di quanto era bello essere ragazzini al tempo.